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Coordinamento del rilievo a cura di A. Tertulliani e R. Azzaro

L. Arcoraci (1), M. Berardi (1), F. Bernardini (1), G. Buffarini (2), R. Camassi (1), C. Castellano (1), V. D’Amico (1), S. Del Mese (1), E. Ercolani (1), L. Graziani(1), S. Hailemikael (2), M. Locati (1), I. Leschiutta (1), A. Maramai (1), G. Martini (2), A. Paciello (2), S. Paolini (2), V. Pessina (1), A. Rossi (1), A. Rovida (1) M. Stucchi (3), V. Verrubbi (2)

(1) INGV, (2) ENEA, (3) Eucentre

Introduzione

Il 30 ottobre 2016 alle ore 07:40 ora locale, un nuovo forte terremoto di Mw 6.5 ha colpito una vasta porzione dell’Appennino centrale compresa tra le province di Macerata, Perugia, e Ascoli Piceno, con epicentro a 5.5 km da Norcia. Questa scossa fa parte della sequenza iniziata il 24 agosto con un evento di Mw 6.0 localizzato nella provinc Rieti tra Amatrice e Accumoli. La sequenza è stata caratterizzata da altre due forti scosse di Ml 5.4 (Mw 5.4) e 5.9 (Mw 5.9), avvenute il 26 ottobre nell’area di Visso (figura 1 e tabella 1).

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Figura 1 - La mappa della sequenza sismica dal 24 agosto.(https://ingvterremoti.wordpress.com/2016/11/06/sequenza-sismica-in-italia-centraleaggiornamento-6-novembre-ore-17-00/6-novembre-ore-17-00/).

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Un primo rapporto sugli effetti della scossa del 24 agosto è stato prodotto integrando i rilievi macrosismici delle squadre INGV e DPC sul territorio colpito (Galli et al., 2016). Subito dopo le scosse del 26 ottobre di Mw 5.4-5.9, tre squadre INGV hanno tempestivamente iniziato una nuova campagna macrosismica rilevando gli effetti in circa 30 località. Successivamente il rilievo è stato forzatamente interrotto a seguito della forte scossa di Mw 6.5 del 30 ottobre, che ha ampliato notevolmente l’area danneggiata aggravandone gli effetti. Un nuovo rilievo è stato quindi intrapreso dal 4 novembre allo scopo di aggiornare il quadro degli effetti che era nel frattempo fortemente modificato. Nel presente rapporto si forniscono i risultati preliminari del rilievo avviato dopo la scossa del 30 ottobre, descrivendo anche, per quanto possibile, il quadro degli effetti rilevati dopo le scosse del 26 ottobre. Le intensità riportate nella tabella 3 potrebbero essere suscettibili di variazione.

Sintesi sismicità storica

L’elevata sismicità della Valnerina, una delle aree maggiormente attive - per frequenza e intensità dei terremoti – dell’intera catena appenninica, è documentata nel CPTI15 (Rovida et al., 2016) e DBMI15 (Locati et al., 2016) con eventi anche superiori a Mw 6.5. Il terremoto più antico di questa zona risale al dicembre 1328 (Mw 6.5) con effetti valutati al grado 10 MCS a Preci e di 9 MCS a Visso. Un altro evento importante è quello del 12 maggio 1730 (Valnerina, Mw 6.0) che produsse effetti di 7-8 MCS a Visso, 7 a Castelsantangelo sul Nera, Ussita e in alcune frazioni del comune di Ussita. Anche il terremoto del 27 giugno 1719 (Mw 5.6), localizzato nei pressi di Preci, determinò in tale località effetti di grado 8 MCS. L’evento più importante dell’area della Valnerina è però quello del 14 gennaio 1703 (Mw 6.9), sicuramente catastrofico dato che devastò decine di paesi nell’Appennino umbroreatino e produsse danni lievi anche a Roma. Gli effetti a Norcia sono valutati di 10 grado MCS, 9 a Cascia, 8 a Preci mentre a Visso l’intensità stimata è 6-7 MCS. Va evidenziato che questo terremoto è parte di una complessa sequenza caratterizzata da almeno tre forti eventi sismici che, a partire dal 14 gennaio 1703, interessò il settore dell’Appennino centrale compreso tra Norcia e L’Aquila ed ebbe una durata di diversi mesi. Il terremoto del 19 settembre 1979 (Mw 5.8), l’ultimo fra quelli significativi della Valnerina, causò danni gravi a Norcia e Cascia (8 MCS), effetti di grado 7 MCS a Preci e a Visso, e di 6-7 a Ussita e Castelsantangelo sul Nera. La storia sismica di Norcia (figura 2) evidenzia la frequenza di eventi rilevanti a partire dal 1600. Le storie sismiche di Castelsantangelo sul Nera e Pieve Torina, povere e rispettivamente note dal 1700 e 1800 ca., mostrano effetti massimi che storicamente risultano inferiori al grado 8 della scala MCS. La povertà delle conoscenze sui centri minori è infatti tipica delle zone montane e poco abitate, cui la storiografia ufficiale dedica poca attenzione perché in genere più concentrata sugli avvenimenti riguardanti i principali centri del potere politico, culturale e economico

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Figura 2 - Storie sismiche delle principali località dell’area epicentrale.

Note sull’edilizia

Generalmente l’edilizia della zona colpita dai forti eventi del 26-30 ottobre presenta una vulnerabilità minore rispetto a quella dell’area interessata dalle scosse del 24 agosto 2016 (Galli et al., 2016). I centri abitati presentano una forte prevalenza di edilizia storica in muratura che utilizza materiale da costruzione immediatamente disponibile in loco e costituito da pietra calcarea squadrata o almeno sbozzata. Oltre ad una relativamente migliore qualità costruttiva, si segnala che l’edilizia storica è stata generalmente oggetto di miglioramenti ed adeguamenti sismici a seguito del terremoto di Norcia del 1979 e della sequenza umbro-marchigiana del 1997-98. Per quanto i recenti interventi di recupero non si sono sempre rivelati efficaci, l’edificato che ne risulta è quindi complessivamente composto da edifici con vulnerabilità sensibilmente diminuita, identificabile con la classe di vulnerabilità B della EMS (Grünthal, 1998). Per quanto riguarda l’edificato in cemento armato (classe di vulnerabilità C, meno frequentemente D), esso è presente prevalentemente all’esterno dei centri storici, nei quartieri di più recente espansione urbanistica.

Rilievo macrosismico degli effetti dei terremoti del 26 ottobre 2016 (Aggiornamento al 29/10/2016, ore 20)

Il 26 ottobre alle ore 19:10 e 21:18 (italiane) due terremoti rispettivamente di Mw 5.4 e 5.9 hanno colpito una vasta porzione dell’Appennino centrale compresa tra le province di Perugia, Macerata e Ascoli Piceno, a nord delle aree colpite dalle scosse del 24 agosto 2016. Gli epicentri sono stati localizzati a nord di Norcia, nei pressi di Visso (MC). Il rilievo macrosismico da parte del Gruppo QUEST INGV è iniziato il 27 ottobre con una prima squadra, raggiunta il giorno successivo da altre due . Le squadre hanno svolto il rilievo del danneggiamento per circoscrivere l’area maggiormente colpita e fornire, ove possibile, una stima dell’intensità macrosismica sia in termini di scala MCS che EMS. Il rilievo è stato condotto secondo il protocollo operativo del Gruppo QUEST. Come già riscontrato durante il rilievo successivo della prima scossa del 24 agosto, la morfologia del territorio, la difficoltà nella viabilità e le caratteristiche urbanistiche dei centri visitati (territori comunali estesi con numerose frazioni), hanno limitato il numero di località rilevate nelle singole giornate. Complessivamente sono state rilevate 29 località (Tabella 2 e Figura 3). Va precisato che gli effetti rilevati rappresentano il cumulo di quanto prodotto dalle numerose scosse susseguitesi dal 24 agosto, e che molte località erano state già danneggiate . Le località maggiormente colpite – con intensità almeno pari all’8 grado, sia MCS che EMS, - sono Castelsantangelo sul Nera, Visso, Ussita e alcune frazioni di Pieve Torina. In queste località è stato osservato un danneggiamento grave e diffuso, con diversi crolli totali e danni alle strutture in C.A. Il rilievo è stato interrotto forzatamente a seguito della scossa di Mw 6.5 del 30 ottobre delle ore 7:40, con epicentro più a sud nella zona di Norcia, che ovviamente ha significativamente aggravato lo scenario di danno preesistente.

Tabella 2. Località rilevate dal 27 al 29 ottobre e valutazione preliminare dell’intensità in scala
MCS e EMS. Con “D” si indica un danno generico ad una frazione troppo piccola per poter assegnare l’intensità o in un singolo edificio isolato. In altri casi non è stato possibile assegnare l’intensità EMS.

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Figura 3 – Mappa delle intensità MCS (sx) e EMS (dx) del rilievo parziale effettuato dal 27 al 29 ottobre 2016.

Rilievo macrosismico degli effetti del terremoto del 30 ottobre 2016 (Aggiornamento al 10/11/2016 ore 20)

Il rilievo macrosismico coordinato da QUEST-INGV con la collaborazione di rilevatori di ENEA e EUCENTRE è iniziato il 4 novembre. La difficile logistica che si è venuta a creare sul territorio a seguito della forte scossa di Mw 6.5, con interruzioni stradali dovute a frane, crolli e allagamenti, ha ritardato l’inizio delle attività di rilievo. Ad oggi circa 20 unità di personale hanno operato continuativamente sia in campagna che in sede, sino alla data del presente aggiornamento. Il terremoto del 30 ottobre, il maggiore della sequenza in corso, ha pesantemente modificato il quadro del danneggiamento prodotto dalle scosse precedenti ampliando nel contempo l’area oggetto di indagine macrosismica. Al fine di ridefinire l’area complessivamente danneggiata, il rilievo ha preso l’avvio dalle località epicentrali della scossa del 30 ottobre, per poi estendersi alle aree epicentrali già rilevate dopo gli eventi del 24 agosto e 26 ottobre nel tentativo di valutare gli effetti cumulati. Il rilievo macrosismico di QUEST, ancora non concluso, ha riguardato circa 100 località (Tabella 3 e Figura 6) per le quali è stato possibile stimare le intensità sia con la scala MCS che EMS. I comuni maggiormente danneggiati dalla scossa del 30 ottobre sono quelli di Castelsantangelo sul Nera, Norcia, Visso, Muccia, Pieve Torina e molte delle relative frazioni. In queste località è stato osservato un danneggiamento da severo a gravissimo con un’intensità massima pari al 10 MCS e 9-10 EMS. Un danneggiamento diffuso grave si è riscontrato anche a notevole distanza dall’epicentro, come ad esempio a Camerino e in altri centri della provincia di Macerata (Figura 4 sx). Un gravissimo danneggiamento è stato osservato nell’edilizia monumentale, molto ricca e diffusa nell’area.

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Figura 4 – A sinistra edificio del centro storico di Camerino, in pietra squadrata, con importante danno strutturale. A destra edificio in pietra lavorata a Preci.

Gli interventi di rinforzo nei centri storici, effettuati dopo i terremoti del 1979 e del 1997, e una generale miglior qualità dell’edificato tradizionale, hanno determinato il complessivo minor grado di danneggiamento degli edifici di quest’area, in confronto con quello osservato nell’area epicentrale della scossa del 24 agosto, a dispetto di una magnitudo ben più elevata. Per l’edilizia moderna in cemento armato si è notato come il rispetto della normativa ha spesso garantito risultati lusinghieri, mentre banali errori di posizionamento delle tamponature e dei cappotti termici, hanno causato del danneggiamento altrimenti evitabile. In diversi centri la differenza di danneggiamento osservata tra i centri storici e le parti di sviluppo recente ha reso complessa la stima dell’intensità macrosismica. Un caso emblematico riguarda la distribuzione del danneggiamento di Norcia dove il centro storico, recentemente ristrutturato, ha mostrato una buona resistenza all’azione sismica, contrariamente a quanto riscontrato nell’area all’esterno delle mura cittadine, dove molti edifici in CA hanno riportato danni gravissimi (Figura 5).

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Figura 5 - Scoppio del pilastro in palazzina in CA a Norcia.

Una riflessione su come tenere in conto di tali problematiche al fine di assegnare correttamente la vulnerabilità a questa classe di edifici, unitamente ad altri aspetti riguardanti la regolarità geometrica in pianta e in elevato, è necessaria per affinare la qualità dei rilevamenti.

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Figura 6 – Mappa delle intensità MCS (sx) e EMS (dx) del rilievo parziale effettuato dopo le scosse del 30 ottobre 2016.

Tabella 3. Elenco delle località rilevate dopo la scossa del 30 ottobre, e valutazione preliminare dell’intensità in scala MCS e EMS8. Con SD (danno lieve), D (danno) o HD (danno grave) si indica un danno generico ad una frazione troppo piccola per poter assegnare l’intensità o in un singolo edificio isolato. In altri casi non è stato possibile assegnare l’intensità EMS.

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Riferimenti bibliografici

Galli P., Peronace E., Tertulliani A. (2016). Rapporto sugli effetti macrosismici del terremoto del 24 Agosto 2016 di Amatrice in scala MCS. Roma, rapporto congiunto DPC, CNR-IGAG, INGV, 15 pp. DOI: 10.5281/zenodo.161323

Grünthal, G. (ed.) (1998). European Macroseismic Scale 1998 (EMS-98). European Seismological Commission, subcommission on Engineering Seismology, working Group Macroseismic Scales. Conseil de l'Europe, Cahiers du Centre Européen de Géodynamique et de Séismologie, 15, Luxembourg, 99 pp., http://www.ecgs.lu/cahiers-bleus/.

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E. (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15 

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Citare come: A. Tertulliani e R. Azzaro (a cura di) (2016), QUEST - Rilievo macrosismico per i terremoti nell’Italia centrale. Aggiornamento dopo le scosse del 26 e 30 ottobre 2016, rapporto interno INGV, Roma, doi: 10.5281/zenodo.182694

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